IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE

di John Boyne

“A volte certe persone quando sono tristi, non desiderano che qualcuno ne chieda loro il motivo.”

L’Olocausto è un orrore che portiamo  dentro di noi, e non sono necessari filmati o testimonianze terribili per risvegliare la nostra Memoria. È sufficiente posare gli occhi sul terreno nudo sul quale sorgevano le baracche, o sul binario arrugginito che conduceva al Mai Più, per evocare immagini ed emozioni che non lasciano scampo. A me è bastata la delicata voce di Bruno che, con le sue parole di bambino, mi ha raccontato una storia, la sua. Figlio di un generale tedesco, trasferito da Berlino ad Auschwitz, proprio al confine di quella che lui immagina essere una grande fabbrica. È al di là di quella recinzione, lungo la quale Bruno continua a passeggiare, che vedrà Shmuel, il bambino col pigiama a righe che diventerà il suo più caro amico. Un sentimento puro, senza colore né religione, senza barriere di filo spinato, ma con un destino già segnato.

È la semplicità la vera forza di questo libro, una chiave capace di aprire il cuore di adulti e ragazzini, di far partecipare e commuovere, di lasciarti addosso quel brivido tagliente che serve a non dimenticare.

Mai.

 

Informazioni su Giuliana Bellosi

Toscana di nascita, laureata all'Università degli Studi di Pisa, attualmente a Milano. Lettrice appassionata, reviewer.
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