FIORE DI NEVE E IL VENTAGLIO SEGRETO – Lisa See

Ho sempre aspirato all’amore. Sapevo che non era opportuno per me desiderarlo o aspettarmelo, né da ragazza né da adulta, eppure lo volevo, e da tale anelito ingiustificato sono nati tutti i problemi della mia esistenza.

La Cina del XIX secolo era una società fortemente maschilista. Gli uomini rivestivano ogni forma di potere e le figlie femmine erano considerate una disgrazia. Le donne erano prive di qualsiasi diritto umano; fin dalla prima infanzia subivano la tortura del bendaggio dei piedi e la costrizione di matrimoni combinati. Vivevano segregate in casa, chiuse nelle “stanze” a loro destinate, occupate nei lavori domestici e nel ricamo. In una remota contea dell’Hunan esse svilupparono un linguaggio segreto, ignorato dagli uomini. Il Nu Shu, la porta della loro libertà privata, uno spazio intimo e protetto, tramandato di madre in figlia, gelosamente custodito in ventagli da celare sotto le vesti. La possibilità di una comunicazione che le legava in una sorta di sorellanza e permetteva loro di sopportare i soprusi degli uomini e dare un senso alla loro esistenza.

Fiore di neve e Giglio Bianco erano due di queste donne, accoppiate come laotong, vecchie se stesse, in un vincolo di affetto destinato a durare per tutta la vita.

Un libro dalla struttura onesta, ma non eccelsa, che non ricorderò per la perfezione dello stile, né per la precisione storica. Struggente per atmosfere e sentimenti, ha segnato la mia memoria con l’eleganza e la forza di quei pennelli che tracciavano preziosi ideogrammi tra le pieghe di un ventaglio.

“Le dimensioni dei piedi avrebbero determinato il mio valore come sposa. Agli occhi della famiglia di mio marito, due piedi minuscoli sarebbero stati la prova dell’autodisciplina e della capacità di sopportazione necessarie per affrontare i dolori del parto e qualsiasi disgrazia mi riservasse il destino. Due piedi minuscoli avrebbero mostrato al mondo la mia obbedienza alla famiglia d’origine, e in particolare a mia madre, facendo così buona impressione sulla futura suocera. Le scarpette che ricamavo avrebbero confermato la mia abilità in quell’arte e di conseguenza nelle arti domestiche.”

Informazioni su Giuliana Bellosi

Toscana di nascita, laureata all'Università degli Studi di Pisa, attualmente a Milano. Lettrice appassionata, reviewer.
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