LA RAGAZZA CON L’ORECCHINO DI PERLA – Tracy Chevalier

Sorrideva, e quando sorrideva il suo viso era come una finestra spalancata.

Nel 1665 il pittore olandese Johannes Vermeer dipinse il ritratto di una giovane donna. Le labbra umide e la bocca socchiusa, come una rosa pronta a sbocciare, e quello sguardo liquido che incanta l’osservatore. Le rotondità del volto e del copricapo, la scelta dei colori e della luce trasmettono un senso di equilibrio e di immediatezza tali da rendere il quadro un vero e proprio capolavoro.

Nessuno sa chi sia “La fanciulla col turbante”.

Tracy Chevalier prova a darle un’identità, quella di una serva di casa Vermeer, ed un nome …Griet.

Una storia umile, delicata, intrisa di sentimenti vibranti, in cui la giovinetta si muove in punta di piedi, con la sua grazia dimessa ma decisa, con la sua bellezza fragile, con quella luce opalescente che illumina il libro, proprio come la perla dà luce al dipinto, creando l’armonia unica e perfetta di ciò che è proprio così come deve essere.

SECONDA DI COPERTINA

Delft, XVII secolo, una casa nella zona protestante della città… Griet, la giovane figlia di uno dei decoratori di piastrelle più rinomati di Delft – privato, per un incidente, “degli occhi e del lavoro” – è in cucina quando ode voci decisamente insolite nella casa di un modesto decoratore… voci che suggeriscono “immagini di tappeti preziosi, libri, perle e pellicce”. Sull’uscio appaiono improvvisamente due figure: un uomo dagli occhi grigi come il mare e un’espressione ferma sul volto lungo e spigoloso, e una donna – piccoli ricci biondi, sguardo che guizza qua e là nervosamente – che sembra portata dal vento, benché la giornata sia calma. Sono Johannes Vermeer, il celebre pittore, e sua moglie Katharina, gente ricca e influente, proveniente da vicino, dal Quartiere dei Papisti, eppure lontanissima da Griet e dal suo mondo. Griet ha sedici anni e quel giorno apprende dalla voce della madre il suo destino: andrà a servizio dei Vermeer per otto ‘stuiver’ al giorno, dovrà fare le pulizie nell’atelier del pittore, e dovrà agire delicatamente, senza spostare né urtare nulla.Romanzo che ci conduce là dove l’arte è divisa dai fantasmi della passione soltanto da una linea sottile: tra Vermeer e Griet, l’artista e la serva, l’amato e l’amante, l’uomo potente e la giovane donna che non possiede altro che il suo incanto e la sua innocenza, si stabilisce un’intensa relazione fatta di sguardi, sospiri, frasi dette e non dette.”La ragazza con l’orecchino di perla” ci offre anche alcune delle pagine più felici, nella narrativa contemporanea, sulla dedizione e sul coraggio femminile.

Informazioni su Giuliana Bellosi

Toscana di nascita, laureata all'Università degli Studi di Pisa, attualmente a Milano. Lettrice appassionata, reviewer.
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